Fanfiction's Corner

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I Principi Demoni - L'Erede
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Commento: Quello che posterò qui è il mio progetto più ambizioso...

Essendo "I Principi Demoni" la mia serie di fantascienza preferita, ogni volta che arrivo a leggere la fine, immancabilmente, ci rimango male per il semplice fatto che non continui...

Dunque, ho tentato (e sto tentando) di continuare il tutto ^^
Ovviamente non ho ancora finito, e sono rimasto "incagliato" per qualche mese, senza più ispirazione (maledetti esami) nè tempo (ok, me ne sarò lamentato almeno mille volte, questa è l'ultima, credo)...
Ma da qualche tempo pensavo di ricominciare...
Ho già alcuni capitoli pronti, e credo posterò un capitolo a settimana (salvo imprevisti)...
Ovviamente, i commenti, positivi e non, sono più-che-ben-accetti

Bene, fine della premessa, cominciamo con un breve riassunto della trama...

Riassunto

Kirth Gersen è l'unico sopravvissuto, oltre suo nonno, al "massacro di Mount Pleasant", una enorme scorreria dove la popolazione di un intero pianeta era stata schiavizzata e uccisa dai cinque "Principi Demoni", i cinque peggiori criminali della Galassia. (Attel Malagate, Kokor Hekkus, Viole Falushe, Lens Larque, Howard Alan Treesong)
Gersen viene duramente allenato dal nonno in ogni tecnica di combattimento, per poter uccidere i cinque, e vendicarsi. In ognuno dei libri, Gersen rintraccia e uccide uno dei propri nemici. Alla fine dell'ultimo libro, Gersen è rimasto con la propria "ragazza", Alice Wroke, dopo aver ucciso l'ultimo Principe Demone, Howard Alan Treesong. Quando la donna gli chiede cosa abbia intenzione di fare, dopo aver compiuto la missione della sua vita, Gersen, cupo, risponde:
"Non lo so. Treesong è morto. Sono stato abbandonato dai miei nemici. Sono finito."

Ed è da qui che continuo

PS: continuando il racconto, non sto affatto mettendomi all'altezza del vero autore <_<

Nota: all'inizio di ogni capitolo, nei libri originali, era presente un breve testo, a volte strettamente legato con la trama, a volte no. Ho ritenuto piacevole continuare tale "abitudine". Il testo iniziale del 1° capitolo non è roba mia, è la presentazione originale del pianeta Alphanor, come lo descrive Jack Vance. Nei prossimi capitoli, in ogni caso, i testi presenti a inizio capitolo saranno roba mia ^^

Serie: I Principi Demoni
Titolo Capitolo: #1
Rating: medio
Genere: fantascienza
Capitoli: 7 (in prosecuzione)

Capitolo I

Da Manuale dei pianeti, 303° edizione:

Alphanor:
considerato il centro amministrativo e culturale del Rigel Concourse, è l'ottavo in ordine orbitale.
Costanti planetarie:
Diametro: 13200 chilometri
Massa: 1,02
Giorno medio: 29 ore, 16 minuti, 29,4 secondi, ecc...
Osservazioni generali:
Alphanor è un grande, splendente mondo marino, in un clima generalmente piacevole. L'oceano occupa tre quarti della superficie totale,comprendendo le calotte glaciali polari. La massa di terra è divisa in sette continenti quasi contigui: Phrygia, Umbria, Lusitania, Scytia, Etruria, Lydia e Lycia, in una combinazione che fa pensare a sette petali di fiore. Vi sono innumerevoli isole. La vita autoctona è complessa e vigorosa. La flora non ha ceduto alle importazioni terrestri, che devono essere curate con molta attenzione. La fauna è pure complessa, e a volte anche attivamente selvaggia; per citare due nomi di specie feroci, ricordiamo l'astuto hyrcan major della Phrygia superiore, e l'anguilla invisibile dell'Oceano del Taumaturgo. La struttura politica di Alphanor è una democrazia piramidale; semplice in teoria, complicata in realtà.
I continenti sono divise in province, poi in prefetture, distretti e settori: quest'ultimo definisce blocchi di persone di cinquemila persone.
Ogni comitato di settore manda un rappresentante al consiglio del distretto, che elegge un delegato alla dieta prefettizia, che a sua volta è rappresentata nell'assemblea del distretto, che manda un suo membro al congresso provinciale, che fa lo stesso per il parlamento continentale.
Ogni parlamento elegge sette rettori al Grande Consiglio di Avente, nella Provincia Marittima di Umbria, che poi elegge un presidente.

Gersen lanciò un'occhiata alla figura sdraiata nel buio, accanto a lui.
Avvicinò la testa ai capelli fulvi di Alice Wroke, con l'intenzione di baciarla, ma desistette. L'avrebbe solo svegliata e fatta infuriare. Ultimamente era parecchio irritabile.
"Ma probabilmente è soltanto per colpa mia" pensò Gersen, sospirando mentre si girava dall'altra parte.
"Mmh Kirth... dormi" Alice si lamentava nel dormiveglia.
La luce stava già iniziando a filtrare dalle imposte, riflettendosi sul pavimento marmoreo della camera d'albergo. Gradualmente, il buio mutò in penombra. Ormai era impossibile riprendere a dormire. Silenziosamente, Kirth si alzò dal letto, e spiò fuori, attraverso le persiane.
La Spianata era ancora completamente deserta, fatta eccezione per un uomo in giacca e cravatta che camminava frettolosamente, probabilmente per andare a lavoro. Rimase per qualche istante assorto, osservando il gioco delle luci dell'alba sulle onde del mare, all'orizzonte.
Si voltò nuovamente verso Alice, guardandola malinconicamente.
Non la avrebbe mai potuta rendere felice, rifletteva.
Da quando era riuscito a compiere lo scopo della propria vita, l'uccisione dei cinque principi demoni, che avevano schiavizzato e ucciso tutti i suoi amici e parenti nello storico massacro di Mount Pleasant, la sua vita era vuota. Tra le altre cose, dopo la sua epica truffa ai danni di Interchange*, che gli aveva fruttato 10 miliardi di UVS*, non aveva nemmeno bisogno di lavorare per mantenersi. Ma a cosa servono i soldi, quando non si ha uno scopo?

Mentre si vestiva, rimuginava tristemente su queste cose. Indossò una tuta grigia da spaziale, e si sedette su una poltrona, aspettando con gli occhi semichiusi il risveglio della compagna.
Non attese per molto.
Dopo qualche minuto, Alice si alzò, e, senza dire una parola, si cambiò d'abito, sbirciando ogni tanto Gersen di sottecchi, nella penombra. Mise un completo grigio chiaro, una fusciacca nera in vita, e un mantello grigio. Gersen sentì stringersi il cuore, notandola vestita come quando l'aveva vista la prima volta.
In perfetto silenzio, i due scesero nella sala dell'albergo, per fare colazione. Quando furono seduti, uno di fronte all'altra, Alice lo guardò negli occhi e parlò, con ironia:
"Brr, che freddo. Hai intenzione di rimanere così ancora per molto?".
Lui non rispose, limitandosi a guardare nel vuoto, con aria afflitta. Non era così che avrebbe dovuto andare.
"Insomma, vuoi rispondermi?" Alice continuava. Stava cominciando ad irritarsi.
"Si può sapere perchè fai così? Hai sconfitto i tuoi nemici. Concretizzato lo scopo della tua vita. Hai un patrimonio immenso."
Fece una pausa.
"Hai me."
Gli occhi le si velarono di lacrime. Evidentemente attendeva una risposta.
"Lo so..." Finalmente Gersen parlò "Ma... Mi sento, come dire... vuoto. Non ce la faccio più. La mia esistenza era votata completamente alla distruzione dei miei nemici. Ma ora che sono scomparsi... Non ho più motivo di esistere...".
Alice scosse i capelli rossi in un impeto d'ira:
"Ma devi proprio piangerti addosso e basta? Ti è molto difficile dedicarti ad altro? Sono mesi che fai così... Io" il suo viso tornò triste, la rabbia si placò "temo di non farcela più. Sono stanca, davvero stanca di vivere così. Non provi nemmeno a svagarti un po'... Ecco... Non mi piaci più come prima..."
Il volto di Kirth si rabbuiò, ricordando una situazione simile.
"Non posso disporre della tua vita. Ne hai una sola, e devi sfruttarla al meglio. Per quanto mi riguarda, vedrò di arrangiarmi."
Sfoderò un mesto sorriso di rassicurazione. Inutilmente.
Un cameriere in abito nero e camicia bianca si avvicinò per raccogliere le ordinazioni, ma entrambi risposero che avrebbero digiunato. Aspettarono che si allontanasse, prima di riprendere la conversazione.
"Ne hai disposto per fin troppo tempo" commentò acida lei. Scostò la sedia dal tavolo e si avviò a passo svelto in camera. Kirth fece per alzarsi e rincorrerla, fermarla, tenerla con se. Ma non credeva di averne alcun diritto. Rimase seduto al proprio posto, guardando malinconicamente nella la direzione verso cui si era allontanata.
Dopo qualche minuto, Alice tornò. Aveva con se una valigia. Piena.
Gersen ebbe il coraggio di guardarla in faccia un'ultima volta, capendo cosa avesse intenzione di fare:
"Per qualsiasi cosa... Sai come contattarmi". Distolse lo sguardo.
"Mi dispiace..."
"Anche a me dispiace" replicò Alice. "Addio" concluse poi, seccamente.
"Addio" le rispose Gersen a mezza voce, mentre usciva nella luce della mattina.
Non osò guardare, mentre si allontanava da lui, per sempre.
"E così, è successo di nuovo" pensava, mentre tornava alla propria camera "Come con Iphigenia." Entrò. Per un attimo, mentre chiudeva la porta, gli passarono davanti agli occhi i volti delle donne che aveva amato in passato. La bionda Iphigenia, del leggendario pianeta
Thamber. La mora Jerdian, dell'altezzosa società Methlen. E alla fine Alice. Tutte scomparse, inadatte ad un uomo come lui.
"Mi è andata anche fin troppo bene. Qui, ad Alphanor, si conclude tutto" concluse, sdraiandosi vestito sul letto.
Avrebbe voluto dormire per sempre, rimanere bloccato là a guardare il soffitto scuro per l'eternità, senza pensare a niente, dimenticando tutto.
Ma non sapeva di non poterselo permettere.

Note

*Interchange: una delle poche istituzioni stabili del Dilà (la zona galattica dove regnano criminalità e mancanza di regole). Interchange svolge il ruolo di intermediaria, nei rapimenti, tra i rapitori e coloro che pagano i riscatti.
*UVS: la moneta in uso (Unità di Valore Standard)

per qualsiasi altro termine chiedete pure ^^
 
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view post Posted on 12/7/2008, 13:51Quote
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Commento: come già detto in precedenza, all'inizio di ogni capitolo, nei libri originali, era quasi sempre presente un testo fittizio, legato a volte (ma non sempre) al racconto...
quello allegato qui, a differenza del capitolo n°1 è totalmente mio... Non è legato al racconto in sè, più che altro al background...

in tale "prologo" viene preso in giro un certo "Barone Bodissey", filosofo da quattro soldi, già comparso (e preso ancora di mira) nei libri precedenti...

insomma, me la sono presa pure io con lui xD

Serie: I Principi Demoni
Titolo Capitolo: #2
Rating: medio
Genere: fantascienza
Capitoli: 8 (in prosecuzione)

Capitolo II


Da "Vita", Volume VI, di Unspiek, barone Bodissey


Ed ora, giunti alla fine dell'opera, perchè non trattare riguardo la parte finale della vita, ossia la morte? Per millenni, l'Homo Sapiens si è interrogato riguardo essa, o, in parole povere, al "dopo-di-essa". Nessuno ha mai trovato una risposta certa, ovviamente. Personalmente, trovo una tale domanda totalmente priva di senso. Un po' come chiedere "cosa c'è dopo la fine?". Nulla, che diamine. E' proprio colpa di questa domanda, assillante nelle menti dei pavidi, se sono state perpetrate alcune delle più grandi nefandezze dell'Umanità. Grazie alla nostra innata, frustrante ed eccessiva curiosità. Senza domande come questa, probabilmente, saremmo molto più avanti, e potremmo vivere in pace e serenità fino alla fine dei nostri giorni, privi di tormenti interiori.

Critiche a "Vita", del barone Bodissey

Totalmente anacronistico, ipocrita e antiprogressista. Ci chiediamo come possa aver venduto tutte quelle copie.
- Il Messaggero Gaeano, Parigi, Terra

Folle.
- Mensile del Buoncostume, Maunish, Muodervelt

Il finale è come un'ultima, disperata bracciata del Barone, che annaspa impotente prima di annegare ineluttabilmente nell'oceano della banalità.
- Extant, Pontefract, Aloysius

Invece, una domanda utile che dovrà porsi l'Uomo sarà: perchè spendere 30 sudate UVS per leggere tali scempiaggini?
- Cosmopolis, Pontefract, Aloysius

Finalmente, riuscì ad alzarsi. Sentì una fitta allo stomaco, mentre si tastava la barba vecchia di alcuni giorni. Mettere qualcosa sotto i denti non sarebbe stata un'idea malvagia. E ormai il peggio era passato.
Andò in bagno, si fece la barba, si lavò, si cambiò ed uscì dalla camera. Scese ancora una volta nella sala principale, drammaticamente solo, come notò amaramente, per rifocillarsi. Tè e ciambelle furono sufficienti.
Dopo colazione, alzandosi con un sospiro, pensò al da farsi. Magari una telefonata ad Addels, l'amministratore del suo patrimonio, gli avrebbe provocato un po' di distrazione. Si recò ad una cabina a gettoni, digitò il numero ed attese.
Dopo pochi istanti, lo schermo si illuminò di verde pallido, e una voce femminile rispose:
"Ufficio di Jean Addels. Con chi parlo?".
"Henry Lucas" rispose Kirth.
"Attenda un istante"
Dopo qualche secondo apparve sullo schermo la faccia di Addels. Appena riconobbe l'interlocutore, assunse un'espressione corrucciata. "Dov'eravate finito? Sono mesi che non vi fate vivo! Cominciavo a credervi morto!"
"Buon vecchio Jean, si preoccupa per me" pensò Gersen, coprendo con la mano un sorrisetto divertito.
"Suppongo voglia avere notizie sui suoi investimenti" continuò Addels, che non sembrava aver bisogno di riprendere fiato "Beh, sono... stabili. Come al solito. Desidera sapere altro?" Finalmente decise di riprendere fiato.
"Ottimo. Mah, di preciso, non saprei... Come va, comunque? Tutto bene?"
Addels esitò un paio di secondi. Una domanda del genere, pronunciata col tono di una normale conversazione, era inusuale in un tipo freddo come quello con cui stava parlando. Era strano. Sperava solo di non essere coinvolto ancora una volta in uno dei suoi folli progetti.
"Beh, anche in famiglia tutto bene. Quanto al lavoro... Se va tutto bene a lei è la stessa cosa anche per me."
Esitò ancora
"E lei?"
"Tutto bene anche io. Ho avuto un brutto periodo, ma è passato, finalmente. Ansie varie. Ha presente, no?"
"Certo" rispose prudentemente Addels, senza aver presente un bel niente. Aveva un po' fretta.
"Mi ha fatto un grande piacere parlare nuovamente con lei, ma adesso dovrei proprio andare. Ho molto lavoro da fare..."
"Sta bene. La ringrazio della bella chiacchierata. Non mi resta che augurarle buon lavoro." E chiuse la comunicazione ad un Addels ancora più allibito di prima.
Uscì dalla cabina.
Proprio in quell'istante il raggio di un projac* colpì il punto in cui si trovava la sua testa qualche istante prima, incenerendo il videofono e aprendo uno squarcio nel vetro della cabina.
"Cosa diavolo?!?"
Istintivamente si gettò a terra, rotolò su sé stesso riparandosi dietro un contenitore dei rifiuti, ed estrasse il suo projac dalla tasca. Tolse la sicura.
Era un modello piccolo, ma sarebbe bastato comunque ad uccidere, con un colpo ben piazzato.
Cautamente, si sporse fuori dal riparo. Nessuno. Nessun sicario in vista. Probabilmente si trattava di un cecchino appostato sopra o dentro un edificio nei pressi.
A quell'idea, Kirth tornò a nascondersi. Era stato preso in trappola come un pivello.
Un altro raggio colpì il ripario. Se solo avesse saputo da dove provenissero gli spari...
Ebbe un'idea.
Raccolse, non senza un po' di repulsione, un grosso mucchio di cartacce e spazzatura da terra.
Un terzo sparo, nel frattempo.
Lanciò il mucchio a destra, e si catapultò fuori dal suo nascondiglio a sinistra.
Un'altra raffica colpì i rifiuti.
Con la coda dell'occhio, Gersen riuscì a vedere la direzione da cui arrivavano i raggi, e sparò alcuni colpi a casaccio verso la loro fonte, in modo da costringere il tiratore a ripararsi.
Come previsto, il fuoco nemico cessò.
Approfittando della situazione, corse a perdifiato verso l'albergo. Nessuno tentò di seguirlo o di colpirlo alle spalle durante la fuga.

Finalmente arrivò all'albergo. Un attimo prima di entrare si fermò.
"E se mi stessero spiando in questo preciso momento? Non ci vorrebbe molto a trovare la mia stanza e uccidermi". Entrò, pose qualche domanda banale alla reception, e uscì nuovamente. Vagò senza meta per le strade di Avente per un paio di ore, e registrò una stanza a suo nome in un altro albergo, molto distante dal primo. Dopodiché, andò in un negozio di vestiti e si comprò un completo
nuovo. Lo indossò e si disfece dei vecchi vestiti, nel caso gli avessero piazzato un segnalatore addosso. Questo avrebbe depistato gli eventuali inseguitori.
Quindi poté tornare finalmente al proprio albergo, mimetizzandosi nella la folla.
Appena arrivato, si fiondò in camera. Applicò degli allarmi alla porta e alle finestre, cosa che non faceva da ormai molto tempo, e si sedette sul letto, a pensare.
Chi poteva essere quel sicario, e, soprattutto, chi il suo mandante? Per quale motivo stavano cercando di ucciderlo?
Almeno, per quale dei molti motivi possibili.
Sospirò, inquieto. Fino a quel momento, tranne rare occasioni, era stato lui il cacciatore, non la preda. Stavolta i ruoli erano invertiti, e non aveva uno straccio di informazione su come muoversi.
Si trovava ad un punto morto.
Per il momento avrebbe potuto solo attendere. Abbassò le serrande delle finestre, e poi mise alcuni cuscini sotto le coperte, a simulare un dormiente, sempre che quel vecchio trucco fosse potuto tornare utile. Difficilmente avrebbe ingannato un sicario esperto.
Sbarrò la porta con una sedia. Infine, si sedette in un angolo, lontano da aperture. Avrebbero potuto sparargli qualcosa attraverso le semplici barriere di legno. Doveva aspettare, prima o poi avrebbero dovuto scoprirsi per agire.
Certo, avrebbe potuto rivolgersi alla CCPI*. Ma la prospettiva di un po' di azione lo attirava; si accorse che, in effetti, da dopo morte di Treesong, non attendeva nulla di meglio, inconsciamente.
Bussarono.
Si avvicinò alla porta, e la aprì di uno spiraglio, tenendosi dalla parte opposta. Nella mano destra stringeva il projac, un potente modello J. Una figura si affacciò, per quanto possibile, nella stanza.
Solo la donna delle pulizie.
Gersen disse che la stanza già in ordine, e che avrebbe gradito rimanervi per il resto della giornata senza essere disturbato, poichè era molto stanco.
La donna annuì cortesemente e si allontanò silenziosamente verso la stanza successiva.
Gersen tirò un sospiro di sollievo, afflosciandosi lentamente a terra.
Un errore.
La porta esplose verso l'interno in una raffica di schegge, e Gersen fu sbalzato qualche metro più in là, rotolando sul pavimento. Un uomo, con passo esitante, si fermò sulla soglia, osservando l'altro, a terra. Aveva corti capelli scuri, occhi castani e lineamenti regolari. Indossava giacca, pantaloni e stivali beige, ed una camicia bianca. Con aria non troppo convinta, puntò un piccolo projac verso Kirth, scrutandolo bene in volto per un attimo.
Un attimo di troppo.
Gersen, nel frattempo, aveva già mirato a sua volta l'avversario, e aveva fatto fuoco.
La scarica del projac attraversò da parte a parte la spalla dell'uomo, facendogli cadere l'arma di mano, e scaraventadolo contro la parete del corridoio, fuori dalla stanza.
Fulmineamente, Kirth si alzò da terra e si avventò. E colpì, un colpo al collo, col taglio della mano.
Non incontrò alcuna resistenza, ne tantomeno una reazione da parte
dell'altro. Lo osservò scivolare in basso, lungo la parete, e fissare inebetito la propria ferita, con gli occhi socchiusi. Una striscia di sangue macchiava la parete bianca.
Lo afferrò per il colletto della camicia e lo scosse con forza.
"Chi sei? Chi ti manda? Parla!"
L'uomo lo fissò alcuni secondi, boccheggiando e divincolandosi
debolmente.
"Rispondi!"
"Non le dirò niente!"
Senza scomporsi, Gersen lasciò andare l'uomo, che si ritrasse contro il muro. Freddamente, domandò:
"Conosci i veleni sarcoy?"
Un'espressione terrorizzata si dipinse sul volto del sicario
"V-va bene, parlerò... S-sono Jeff Aiken. Non so dire chi mi abbia
mandato, né tantomeno l'ho visto in faccia. Mi avevano fatto un'
offerta vantaggiosa e..."
"Ti avevano?"
Jeff Aiken maledì sé stesso sottovoce
"C'era un mediatore... Un certo Audstern. E' un tipo ordinario.
Alto, occhi e capelli scuri."
"Continua"
"Non so altro. L'ho incontrato tre giorni fa, l'ultima volta."
"Ok. Sei stato tu a spararmi addosso prima"
"Sì... Credo avrei dovuto mirare meglio..." Gli occhi di Aiken
stavano già cominciando a velarsi.
"Credo sia troppo tardi per i rimpianti..."
"Certo che quei soldi avrebbero potuto farmi sistemare" ormai Jeff
non ascoltava più Gersen
"Hanno mandato un disperato..." constatò Kirth ad alta voce
"Mi sarebbe solo piaciuto che..."
Si accasciò, morto. Nessuno avrebbe mai saputo cosa
gli sarebbe piaciuto fosse accaduto.
Non senza sorpresa, si scoprì a provare una punta di compassione per quello sbandato. Scosse la testa, come per allontanare quel pensiero, temendo di starsi oramai rammollendo, dopo tanti anni.
In ogni caso, qualcuno valutava molto la sua vita, o meglio, la sua morte.
Ma adesso conosceva un nome, aveva una pista da seguire.
Audstern.

Note:

*CCPI: Compagnia Coordinamento Polizia Intermondiale
*projac: un tipo di arma portatile, spara dei raggi di tipo elettrico o energetico, a seconda del modello
 
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Commento: ecco, alla fine, il 3° attesto (?) capitolo ^^

altro testo divagante iniziale... altra prosecuzione del racconto...

e a voi la valutazione ^^

Serie: I Principi Demoni
Titolo Capitolo: #3
Rating: medio
Genere: fantascienza
Capitoli: 9 (in prosecuzione)


Capitolo III

"Non hanno nulla a che fare con noi, ne desideriamo ne abbiano. E' vero, è dalla nostra associazione che hanno avuto origine. Ma essi sono solo come un orrendo tumore che degenera dalla carne pura e immacolata, o un terribile parassita che pasce la prole dalle membra del proprio ospite; non hanno nulla in comune con l'Istituto."

Da un discorso di Dwyddion, Triuno in carica dell'Istituto, riguardo la Setta dell'Entropia

"Tra i mortali, noi per primi ci siamo decisi a guardare in faccia la realtà. Da millenni l'Uomo cerca di opporsi alle leggi dell'Universo, invano. Non è questo il Grande Disegno. L'energia, incessantemente, muta in forme sempre diverse, alla fine, per noi, inutilizzabili. E noi, poveri umani, cerchiamo di limitare il più possibile questo fenomeno, o lo indirizziamo verso sentieri errati. Sbagliato! Totalmente sbagliato! Non avevamo capito che esistono concetti, processi più importanti delle nostre mere comodità, delle nostre stesse vite. Accettate le leggi dell'Universo!
L'ordine è Caos, il Caos è ordine! Solo riconoscendo la Verità Assoluta riusciremo a condurre l'Universo verso il suo fine ultimo! Liberatevi degli abomini tecnologici che utilizzate, lasciate che il Tutto segua il proprio corso.
Noi siamo coloro che riporteranno l'armonia nel cosmo."

Slogan degli adepti della Setta dell'Entropia


"Tutto ciò che dicono è terribilmente noioso, ma hanno innegabilmente un certo stile"

Navarth, il "poeta pazzo"


"Audstern hai detto?"
Ben Zaum, agente della CCPI, stava seduto alla propria scrivania, i gomiti appoggiati e le mani intrecciate sotto il mento, in espressione pensosa.
"Precisamente"
Gersen stava su una sedia imbottita, di fronte all'altro. La stanza, ufficio di Zaum, era immersa nella penombra. Solo una piccola lampada pieghevole sulla scrivania emetteva luce. Puntata obliquamente verso l'alto, rendeva riconoscibili soltanto i contorni del volto del poliziotto.
"Questo nome non mi è nuovo, lasciami controllare..."
Batté qualche tasto sulla tastiera di un computer, e rimase a leggere per qualche minuto i dati proiettati sullo schermo. Kirth attendeva, silenzioso e impassibile.
"Ecco! L'ho trovato. Come ben sai.. - Ben si protese verso l'interlocutore, lasciando, forse per caso o forse per aumentare la teatralità della frase, che la lampada inondasse di luce il suo volto, creando strani giochi di ombra sui lineamenti del viso - ...ti sto rivelando queste informazioni in segreto, e nessuno deve sapere del nostro colloquio. Ti dico queste cose solo perchè sei stato molto utile alla CCPI in passato, ed hai un po' giovato alla mia carriera... Ma adesso torniamo ad Audstern... - riprese la posizione precedente
- E' sospettato di una lunga serie di crimini. Andiamo dal sequestro di persona alla rapina a mano armata. E' molto abile. Troppo. Non siamo riusciti mai, dico mai, a trovare uno straccio di prova contro di lui. Attualmente il suo domicilio è via Ireis 57, Alphanor. Non molto distante dalla Spianata di Avente. Fine dei dati.
Piuttosto, non mi hai ancora detto come mai ti interessa tanto questo tizio..."
"Credo che desideri uccidermi" rispose tranquillamente Gersen
"Cosa? E' per caso legato al sicario che ha tentato di farti fuori tre giorno fa?" Zaum lo fissò con aria severa
"Chi può dirlo?"
"Gersen, ascoltami bene... Lascia che sia la CCPI ad occuparsene, per una volta. Non è corretto farsi giustizia da soli. Non sarebbe giustizia."
"Fidati di me, Zaum. Non sono intenzionato a ucciderlo. Se tutto andrà bene, aiuterò solo a mettere dietro le sbarre un pericoloso criminale. Se andrà male, si tratterà di autodifesa..."
Ben lo fissò, diffidente.
"In fin dei conti è anche grazie a te se sono arrivato qui, credo di doverti un favore. Qualora cambiassi idea, non esitare a rivolgerti alla CCPI..."
"Sicuramente" rispose Kirth, non molto convinto.
Si alzò, fece un cenno di saluto, e si avviò fuori dall'ufficio.
Zaum lo fermò sulla soglia:
"Non hai molta fiducia nelle istituzioni, dico bene?"
"Solo a volte..." disse Gersen con aria misteriosa. Poi uscì, diretto alla propria astronave, lasciando un cupo Ben Zaum nella penombra del proprio ufficio.

Gersen percorse lo stretto vialetto lastricato d'ingresso, fino ad arrivare al videocitofono.
Prima di suonare,controllò nuovamente i dintorni.
Nessuno nei paraggi. Tutto perfetto. Solo un po' di tensione nell'aria.
Suonò il campanello.
Dopo qualche secondo rispose una voce, leggermente infastidita:
"Chi è?"
"Società Idrica. Ci ha chiamato lei."
"Alla buonora. Entri."
Gersen sogghignò, mentre varcava il cancello in ferro.
Circa un'ora prima, aveva danneggiato i tubi esterni, e si era agganciato alla sua linea di comunicazione. Appena Audstern si era accorto del guasto, e aveva quindi chiamato la Società Idrica, Gersen aveva risposto alla telefonata spacciandosi per un tecnico, e si era recato alla sua abitazione, opportunamente camuffato con una folta barba finta e una tuta da lavoro.
Percorse in silenzio il tratto fino all'abitazione, cercando di mantenere un'aria sicura e professionale. Il suo obiettivo, Audstern in persona, gli aprì il portone.
Entrando, ne approfittò per osservarlo bene. Come aveva confessato Jeff Aiken, non aveva un aspetto fuori dal comune, ma piuttosto ordinario. Aveva corti capelli neri, pettinati con cura, occhi neri, la mascella squadrata, ed era poco più basso di Gersen. Indossava una maglietta nera a maniche corte, pantaloni grigio scuro, e degli stivaletti di cuoio, anch'essi neri.
Con aria tranquilla, simulando un accento diverso dal proprio, Kirth chiese:
"Dovrei dare un'occhiata all'impianto... Che tipo di guasto ha detto di avere?"
"L'impianto dell'acqua calda"
"Non funziona? Che tipo di impianto ha?"
"Ho una caldaia vecchio tipo... Sa, sono un fanatico di oggetti antichi"
"Allora mi spiace per lei, ma non abbiamo riscontrato difetti di sorte alle tubature. Dev'essere un problema del suo impianto."
Un'espressione di disappunto si dipinse sul volto di Audstern. Doveva davvero essere un fanatico sul serio.
"Ma per sua fortuna dovrei essere in grado di occuparmi del suo impianto."
Un'espressione di speranza.
"Sta bene. E' in cantina, la accompagno."
Tutto procedeva secondo i piani. Si concedette, non visto, un altro sogghigno.
Una volta in cantina, Gersen avrebbe avuto un buon pretesto per usare gli strumenti che aveva portato, in una anonima cassetta per gli attrezzi. Ovviamente, non strumenti idraulici. Non del tutto.
Fu portato al cospetto della caldaia.
Gersen, totalmente ignorante di simili macchinari, per quanto semplici, finse di rovistare al suo interno per qualche minuto, affermando poi, con aria saputa, di aver identificato il problema.
"Mi lasci prendere gli strumenti... Sarà questione di qualche minuto... Devo solo cambiare un pezzo... Le dispiace?"
"Faccia pure. E' sicuro di avere l'attrezzatura giusta?"
"Certamente"
Audstern, per nulla sospettoso, anzi probabilmente incuriosito da quali strani e antichi strumenti avrebbe dovuto usare un tecnico per simili impianti, spiava l'interno della valigia di Gersen da sopra la sua spalla.
Osservò Kirth frugò per qualche secondo nella valigetta, per poi prendere l'iniziativa.
Estrasse una pistola ad aghi, e sparò un dardo narcotizzante all'altro, che lo guardò con autentica sorpresa, gli occhi fuori dalle orbite, prima di scivolare lentamente a terra, inerte, pochi secondi dopo.
Gersen osservò il corpo disteso sul pavimento, prima di mormorare tra sé:
"Temo che Zaum non approverà"
Poi prese gli strumenti, ed iniziò la seconda parte del lavoro.

In principio erano le tenebre. Nulla si muoveva. Niente emetteva alcun suono. Poi, improvvisamente, uno strillo acuto ruppe il silenzio, come un sasso scagliato contro un vetro, e lui ebbe la sensazione che la sua mente si sgretolasse, come cocci. Credette di essersi ripreso, di soprassalto. Di aver riprese coscenza. Ma non sapeva chi fosse. Non sapeva dove fosse. Era consapevole solo della forza che lo avvinceva e lo inchiodava al proprio posto. Istintivamente, scalciò, nel buio senza fine. Inutilmente. Era solo una creatura spaventata che cercava caparbiamente di opporsi all'oblio, col poco che potesse fare.
Cercò ancora di divincolarsi dai legami invisibili, senza riuscire a capire dove fosse l'alto e dove il basso, se facesse caldo o freddo, se tali concetti fossero applicabili nel posto dove si trovava.
E infine si svegliò, veramente.
Un uomo, i lineamenti indistinguibili nella penombra, lo fissava in silenzio, in piedi, di fronte a lui. Stringeva un'arma da fuoco, probabilmente un projac, nella mano destra. La lama di un pugnale scintillava nella mano sinistra.
Lentamente, egli riuscì a fare il punto della situazione.
Si trovava ancora in cantina, nella cantina della propria abitazione, ben legato ad una sedia. L'ultimo ricordo che aveva era il tecnico che cercava di riparargli la caldaia. Aveva preso qualcosa dalla valigia degli attrezzi e... Ma certo!
Il tecnico doveva essere il suo aguzzino. Doveva esser stato drogato o narcotizzato in qualche modo.
Ancora stordito, cercò di parlare.
"Cosa vuoi da me? Chi ti ha mandato?"
Si sentì rispondere quasi subito, ironicamente
"Strano. Le stesse domande che desidero farti da un po'..."
"Che cosa? Chi diavolo sei?"
"Chiamami Signor Wall per ora... Un nome vale l'altro. Sai... Cercando per bene ho trovato diverse prove per sbatterti al fresco una volta per tutte..."
Seppur indifeso, Audstern trovò la forza per adirarsi comunque
"Cercando bene? Sei della CCPI? Non puoi aver ottenuto un mandato di perquisizione! Contatterò subito i miei avvocati e..."
"Silenzio" lo interruppe Gersen "Non sono un poliziotto"
A quella notizia, Audstern inorridì
"Come?!? E cosa intendi fare?"
"Dipenderà tutto da cosa farai tu..." rispose Kirth, giocherellando ostentatamente con il pugnale
"Vuoi del denaro? Posso offrirti una cifra consistente..." Audstern cominciava a sudare freddo. Alcuni secondi dopo maledì se stesso. Per avere una minima possibilità di cavarsela avrebbe dovuto fare buon viso a cattivo gioco
"Non sono i soldi che mi interessano... Piuttosto, direi che sono delle informazioni che cerco..."
"Che tipo di informazioni?"
"Tu stavi cercando di uccidere un uomo... un mio buon amico..."
"Kirth Gersen!" esclamò il prigioniero con voce soffocata
"Proprio lui. Vorrei sapere perchè tu ti interessi così tanto a lui..."
"Così mi è stato ordinato..." "Da chi?" il tono della voce di Gersen divenne per un attimo furioso
"Non... Non posso dirlo..."
"Risposta sbagliata... Ora ripeto..."
"Davvero, non dirò nulla. Non ci tengo a morire. Piuttosto fammi arrestare" Audstern sputò a terra, quasi in segno di sfida.
Kirth tacque alcuni istanti. Poi replicò con voce fredda
"Non ci tieni a morire hai detto. Conosci gli effetti del cluthe?"
"Vagamente..." fu la cupa risposta
"Prima i tuoi arti saranno paralizzati. Poi dovresti sentire un bruciore alla nuca. I tuoi muscoli inizieranno ad annodarsi e tendersi in direzioni diverse. Ma tu rimarrai cosciente. Dopo circa dieci minuti i tuoi polmoni smetteranno di funzionare, e, poco dopo, morirai soffocato."
Audstern non riuscì a trattenere un gemito
Gersen continuò, imperturbabile:
"Questo, ovviamente, se non parlerai. La seconda opzione, invece, è una cella confortevole, dove sarai relativamente al sicuro, e la mia omertà. Cosa scegli?"
"Non puoi uccidermi... Altrimenti sarai tu a finire in prigione"
"Tu credi? - rise Gersen - Sarei già nel Dilà prima che qualcuno potesse scoprire il tuo corpo contorto in posizioni grottesche... Ti concedo due minuti per decidere..."
"Non c'è bisogno - replicò subito Audstern - ho deciso di parlare. Ma la prego, non faccia mai il mio nome."
"Certo che no"
"Sono stati... Sono stati i membri della Setta dell'Entropia a commissionarmi l'omicidio..."
"Quei folli..." commentò Kirth a voce bassa
"Ho parlato. Manterrà la sua promessa?"
"Ovviamente. Ma anche tu dovrai tacere sul mio conto."
"Non fiaterò"
"Bene"
Gersen si avvicinò al prigioniero. Fece per posare il projac a terra, ma poi lo usò invece per far perdere i sensi ad Audstern, colpendolo con l'impugnatura alla nuca.
Dopodiché, appoggiò la canna dell'arma contro la tempia dello sventurato.
Esitò qualche secondo.
"Dalle prove che ho trovato riguardo i tuoi crimini, te lo meriteresti..."
Premette leggermente il grilletto. Una scarica di energia bluastra avrebbe trapassato il cranio di Audstern, ponendo fine una volta per tutte alla sua carriera criminosa, nonchè alla sua vita"
Passarono altri secondi.
"No. Facciamo contento il vecchio Zaum, per una volta"
Abbassò la canna dell'arma, e la ripose, assieme al pugnale.
Lasciò alcuni fogli accanto al prigioniero svenuto, su cui erano scritti alcuni appunti sui suoi traffici illegali, e su "lavoretti" svolti in passato. Sarebbero bastati per tenerlo al fresco per parecchi anni.
Dopodiché andò al videotelefono di Audstern, e, stando fuori dal raggio della telecamera, compose il numero della CCPI.
"Centralino della CCPI. Che cosa desidera?"
"Via Ireis, numero 57. Inviate una pattuglia. Ci sono parecchie prove per incastrare una vostra vecchia conoscenza."
"Chi parla?" domandò il centralinista, dubbioso.
Ma Gersen aveva già spento l'apparecchio.
Uscì cautamente dall'abitazione, sempre camuffato, percorse in fretta il vialetto, e si allontanò tranquillo, verso lo spazioporto.
 
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Commento: ho cambiato un po' l'inizio rispetto agli altri (in cui citavo in genere qualche fonte fittizia più o meno in tema con il capitolo)...
nei libri originali non era sempre così... venivano citati ogni tanto racconti sulle gesta di un tale Marmaduke, l'apprendista dell'Avatar (avatar = l'incarnazione di un dio, ma credo lo sappiate)...
queste storie, non proprio attinenti al racconto principale, erano solitamente divertenti o totalmente surreali... io per stavolta ho scelto la 2° opzione... spero vi piaccia... come spero piaccia il resto del racconto xD
come al solito, se ci sono dubbi, domandate pure...
buona lettura ^^

Serie: I Principi Demoni
Titolo Capitolo: #4
Rating: medio
Genere: fantascienza
Capitoli: 9 (in prosecuzione)

Capitolo IV

Da "L'apprendista dell'Avatar", in "Rotolo della Nona Dimensione"

"E dunque, a voi, è chiesto di esporre le colpe dell'imputato" proclamò l'EMINENZA. La voce possente echeggiò nell'immensa aula di pietra.
Alcuni uomini, o meglio, parodie di uomini, piccoli esseri prostrati grottescamente davanti all'altissimo trono dell'EMINENZA, si mossero all'unisono, accalcandosi affannosamente contro il parapetto che sovrastava la piattaforma, sopra la Fossa degli Imputati. Dopo una breve lotta silenziosa, ma decisa, uno di essi riuscì a prevalere sugli altri, e, affacciatosi oltre la protezione, parlò con voce gracchiante e acuta:
"Egli, l'imputato che ci troviamo a giudicare qui, oggi, si è macchiato della vile, meschina, orripilante colpa di umanità."
Marmaduke, solo nella penombra della Fossa, arrischiò un'occhiata verso l'EMINENZA. Subito dovette abbassare lo sguardo, punito dalla sua LUCE. Riuscì a mormorare qualcosa, nonostante il dolore lancinante alle tempie:
"REVERENDO GRIGIO, io invoco la tua indulgenza"
L'EMINENZA si sporse dal proprio trono, gigantesco, titanico. E parlò nuovamente, con voce simile al rombo del tuono
"La Via lungo il Parapetto non è per coloro che mostrano debolezza"
"Ma REVERENDO, io..."
"Taci, miserabile. Non è così, perseverando nell'errore, che le tue colpe saranno accettate. E ora, risoluto, esprimi le tue motivazioni"
Marmaduke si sollevò in piedi, continuando a guardare il pavimento
"I Malvagi Purpurei, gli Ipogroti di Lissam, i Glami, i Cigni di Porving, e molti altri ancora, hanno assaltato i nostri Sacri Bastioni, rovesciato il Saggio Bernissus, disperso i miei Motti..."
L'EMINENZA tacque, a tali parole. Poi parlò, con tono grave:
"Insane cure, umane preoccupazioni, meri disagi, hanno turbato il tuo CAMMINO; ma nessuna simile giustificazione riuscirà a mitigare in alcun modo la tua sorte ultima, nulla di umano può giustificare chi sia stato prescelto per detenere il potere, per comprendere l'ESSENZA, per elevarsi OLTRE quanto vi è di umano"
"Di nuovo, io chiedo pietà, REVERENDO"
"Silenzio. Un'ultima possibilità ti era stata concessa. Ma, perseverando nel tuo comportamento così... umano - proferì quella parola con enorme disgusto, tale da far tremare i servi alla base del trono - da peggiorare la tua Condanna. Io, in virtù dell'Ordine e della Legge Assoluta che rappresento, deliberò affinché sia a te inflitta la più alta pena"
Il tono della voce si era alzato progressivamente durante il discorso, fino a frastornare e confondere Marmaduke, e a farlo cominciare a cadere preda della follia.
A tale verdetto i servitori cominciarono a emettere versi di sgomento.
L'EMINENZA continuò:
"Per aver provato gli scellerati sentimenti di Paura, per aver sperimentato l'orripilante Amore, che confonde ed impedisce il giudizio, per l'inutile Compassione, io ti condanno. Sembra che tu abbia rivelato la tua paura più profonda. Per questo la pena ti obbligherà ad essere esposto così, la mente nuda, innanzi i tuoi simili."
"REVERENDO..." invocò ancora una volta Marmaduke
"Sette colpi di gong sono scoccati. Il giudizio è stato emesso. Contentati del tuo Destino, e accetta la Condanna, perchè grande sarà il tuo Avvenire"

Soltanto quando fu solo, nella silenziosa ed apparentemente statica maestosità del cosmo, Gersen riuscì a concentrarsi su cosa fare. Si era allontanato da Alphanor con il suo Fantamic, ed ora aveva lasciato andare la nave alla deriva, come polvere cosmica in balia delle forze dell'Universo. A poppa risplendeva Rigel, oramai solo poco più grande delle altre stelle visibili. Per un attimo Gersen la fissò con una punta di malinconia. Affiorarono i ricordi del tempo trascorso con Alice su Alphanor. E poi, il ricordo tornò alla tragica mattinata. Se solo avesse...
Scosse la testa con decisione, quasi come per scacciare fisicamente le idee. Se essa fosse rimasta con lui, l'avrebbe coinvolta in questa faccenda. Era stato meglio così.
Almeno per la sua coscienza.
Con un sospiro, riportò la mente ad occuparsi dei recenti problemi.
La Setta dell'Entropia era un gruppo reazionario, fanatico e tecnofobico. Con il pretesto della preservazione del naturale stadio dell'entropia, dell'innaturalezza della tecnologia e chissà quali altre ragioni oscurantiste, spingevano le persone a liberarsi delle macchine complesse e di tornare allo "stato di natura", probabilmente per renderle più facilmente manipolabili o ricattabili.
La Setta dell'Entropia era stata generata da una fazione estremista dell'Istituto, il quale predicava una regolamentazione e una limitazione dell'uso delle tecnologie, oltre alla soppressione delle emozioni.
La Setta dell'Entropia lo voleva morto.
Fin qui nessuna pista da seguire. Certo, avrebbe potuto tentare di infiltrarsi nella setta, ma sarebbe stato troppo rischioso. L'unica cosa di cui aveva bisogno erano più informazioni.
Rimase a fissare il pannello dei comandi per alcuni minuti, quasi come se quelle conoscenze di cui aveva bisogno stessero per comparire improvvisamente nell'indicatore di accelerazione o sullo schermo principale.
E poi prese una decisione.
Armeggiò un poco con i comandi, impostando una nuova destinazione sul pilota automatico. Sistema di Sol, Terra.
La sua unica risorsa era visitare la Sede Centrale dell'Istituto.
L'odio verso i membri della setta si fece improvvisamente più intenso.

Sistema Solare. Pianeta Terra. Spazioporto di Londra.
Qui si trovava Gersen, alcuni giorni dopo l'arresto di Audstern.
Non era più la città di qualche millennio prima. Il tipo di stile architettonico principale era caratterizzato dall'abuso di cupole e coni di materiale trasparente, sostenuti da telai interni di metallo. Questi edifici si protendevano per centinaia di metri verso l'alto, quasi come a voler sfidare ancora la forza di gravità, oramai già sconfitta dall'Uomo secoli prima. Veicoli di ogni dimensione si muovevano in file ordinate attorno ai palazzi giganteschi, simili a sciami di piccoli insetti lucenti. La luce del sole del tardo pomeriggio veniva riflessa maestosamente attraverso le cupole trasparenti.
Questo era lo spettacolo che si presentò a Kirth, appena uscito dallo spazioporto. All'esterno il rumore era assordante, ma per fortuna ogni costruzione era insonorizzata.
Rapidamente si recò al Centro Informazioni adiacente e acquistò una cartina della megalopoli.
Un quarto d'ora dopo, era finalmente riuscito a capire quali strade percorrere per recarsi alla Sede Centrale dell'Istituto.
Si incamminò, impaziente, verso una piattaforma dove stazionavano alcuni taxi aerei, attraverso uno dei corridoi sospesi che congiungevano tra loro i vari edifici. Viaggiare su un nastro trasportatore a parecchi metri di altezza, senza strutture di protezione visibili dava un certo effetto, specie se si guardava in basso.
Attorno a lui stavano persone di ogni tipo, frenetiche, ognuna intenta al proprio compito.
Gersen riconobbe qualche viaggiatore proveniente da Alphanor come lui, per l'abito caratteristico, e addirittura alcuni Sarcoy, che nemmeno sulla Terra rinunciavano al proprio modo di vestire, non proprio adeguato per il posto.
E poi, poco più avanti, un Fojo, riconoscibile dal caratteristico ciuffo di piume bianche al posto dei capelli, si dirigeva verso Gersen a passo spedito.
Mentre contemplava la folla attorno a se, un brusco urto lo riportò alla realtà.
Si girò di scatto, la mano pronta sul piccolo projac nascosto all'interno della manica, per sentirsi chiedere timidamente scusa da un ometto miope che lo aveva urtato per errore con la valigia.
Mentre si allontanava rapidamente, pensò che, in effetti, se stavano seguendo le sue mosse, non sarebbe stato tanto difficile eliminarlo in mezzo a tale caos, per poi dileguarsi senza conseguenze.
Finalmente, percorso l'intero corridoio di raccordo, arrivò ad un ascensore. Entrò, con innumerevoli altre persone, e attese, fino ad arrivare alla sommità dell'edificio. Fuori, sulla piattaforma spazzata dal vento, prese uno degli aerotaxi in sosta, e chiese di essere portato direttamente alla Sede Locale dell'Istituto.
Quindi, dopo qualche ora di "scorciatoie" e imbottigliamenti nel traffico, per la modica cifra di 90 UVS arrivò tutto intero al luogo designato.
La Sede dell'Istituto.
Un grande palazzo, simile ad una enorme riproduzione dell'antico Partenone greco, spiccava per il suo colore bianco in mezzo agli altri edifici, di tipo più moderno. Era circondato da un prato, con una via lastricata che percorreva il perimeto dell'edificio. Sugli scalini e all'interno della peristasi, discutevano in piccoli gruppi alcuni uomini, probabilmente membri di alto rango dell'Istituto.
Non fosse stato per l'abbigliamento moderno, delle strette tuniche di fibra artificiale bianchissima, avrebbero forse potuto sembrare antichi greci.
Mentre il taxi aereo si allontanava, Kirth cominciò la lunga scalinata per arrivare all'entrata. Ogni tanto, passando vicino ad alcuni gruppi di discussione, potè sentire lunghe serie di improperi rivolti al libero uso delle astronavi, alla ricerca scientifica, e temi simili.
Era arrivato all'entrata.
L'interno del palazzo era piuttosto diverso dall'esterno, addirittura in contraddizione con esso.
Le pareti bianche in finto marmo si interrompevano bruscamente, per lasciare spazio a materiali trasparenti e metallici usati per la maggior parte degli edifici. Tutto era illuminato da intensi neon azzurrini.
"Ovvio - pensò Gersen guardando le pareti metalliche - altrimenti un gigante simile non riuscirebbe mai a stare in piedi"
All'ingresso era possibile affittare uno stipetto, dove lasciare qualunque tipo di oggetto non consentito all'interno della Sede. Supponendo che le armi rientrassero in tale categoria, Kirth lasciò un piccolo projac, un pugnale ed una pistola ad aghi all'ingresso, non senza fastidio. Poi si addentrò nel largo corridoio d'entrata, fino alla grande Sala Centrale.
Consisteva in un enorme rettangolo, da cui si dipartivano corridoio diretti verso ogni altro settore dell'edificio. Il posto era spoglio, serviva più che altro come luogo di incontro, quando non era possibile all'esterno.
Seguendo alcune indicazioni, scolpite su pannelli di marmo autentico, si recò all'ingresso della Stanza di Meditazione, riservata ai membri della Dexade, il gruppo di uomini aventi il grado più alto.
La porta era sorvegliata da un uomo biondo, dall'aria solenne, quasi etereo nella sua tunica bianca.
Non appena Gersen fu a qualche metro di distanza, il custode, osservandolo con studiato distacco, disse, con voce a metà tra l'annoiato e il disinteressato
"L'accesso alla Stanza di Meditazione è riservato ai soli membri della Dexade. Non è permessa l'entrata ai visitatori"
L'atteggiamento di quel tipo, sicuramente membro di alto grado, ricordò a Kirth come mai non si fosse mai spinto oltre l'Undicesimo Grado, cui era arrivato solo per avere contatti utili.
"Mi chiamo Kirth Gersen. Sto cercando il signor Dwyddion, Membro della Centoudicesima Fase, Triuno della Dexade. E' qui, al momento?"
"Sì, ma, come le ho detto, lei non può accedere alla Stanza"
"Lei potrebbe?" Gersen stava cominciando a spazientirsi
"Si."
Dopo qualche altro istante di immobilità da parte del guardiano, Gersen ritenne necessario insistere.
"Dunque, potrebbe riferire che il signor Kirth Gersen desidere parlargli urgentemente?"
"Certo"
"Intendo adesso"
"L'avevo intuito"
Con esasperante lentezza, l'uomo si diresse all'interno della Stanza. Ne uscì qualche minuto dopo.
"Il signor Dwyddion la aspetta all'interno. In via del tutto eccezionale, per la volontà del triuno, lei ha l'accesso, per il momento"
Cercando di mantenere un'aria impassibile, Gersen varcò la soglia, e, percorso uno stretto corridoio, superata un'altra porta, entrò finalmente nella Stanza.
Dwyddion lo attendeva.
Era un uomo alto e magro, con la fronte alta, folti capelli color polvere, occhi neri, guance scarne e il mento delicato e appuntito.
Gersen eseguì un piccolo inchino di saluto, e perse alcuni secondi a contemplare il luogo in cui si trovava.
La Stanza era circolare, con un basso soffitto a cupola. Le pareti erano in marmo grigio, ricoperte di metòpe raffiguranti mostri e personaggi mitici. Alcune lampade posizionate in luoghi strategici, garantivano una delicata illuminazione soffusa. Lungo tutte le pareti, e dello stesso colore di esse, era disposto una specie di "divano circolare", apparentemente molto comodo, e una grande tavola in pietra occupava quasi tutto lo spazio.
Kirth andò a sedersi, in silenzio, di fronte al Triuno.
Egli rimase muto a fissarlo, aspettando probabilmente che fosse l'altro ad iniziare il discorso.
"Le porgo i miei saluti, Triuno Dwyddion - iniziò Kirth - e mi scuso profondamente per questa intrusione. Se sono venuto qua, non è che per rivolgerle alcune domande, le cui risposte sono per me di vitale importanza..."
"Domandi pure... Lei mi ha salvato dall'agguato di Howard Alan Treesong*, sul Voymont. Rispondere a qualche domanda mi sembra il minimo che possa fare"
"Bene... In sintesi... Lei cosa sa, a proposito della Setta dell'Entropia?"
Dwyddion sospirò
"Quei folli... Causano un sacco di problemi. Comunque, penso di poterle fornire una buona quantità di informazioni. Vede, la Setta dell'Entropia è stata formata da un tale Rupert Quinault, una ventina di anni or sono. Dunque, lei conosce il fenomeno fisico noto come Entropia?"
"Ma certo. L'energia si trasforma continuamente, raggiungendo infine uno stato per noi inutilizzabile."
"E l'Uomo ha spesso cercato di ridurre il più possibile la percentuale di energia non riutilizzabile. Secondo i membri di quella Setta, noi uomini stiamo interferendo con il "Cammino dell'Universo", modificando il livello di disordine dell'energia. Predicano l'abbandono di ogni macchinario tecnologico, e il ritorno ad uno "stato di natura" che non interferisca col normale processo entropico universale"
"Sarebbe molto facile controllare delle persone prive di tecnologia..." osservò Gersen
"Lo ha notato anche lei? Se, per assurdo, riuscissero a convertire tutta l'Umanità ai propri ideali, sarebbe possibile conquistare l'intera Galassia solo con una manciata di astronavi..."
"Dal punto di vista dell'organizzazione, che cosa conosce?"
"Hanno dei gradi numerici simili ai nostri... Vanno da 100 a 0, in ordine decrescente rispetto all'importanza dei membri. Non esiste un limite massimo di membri per i gradi da 100 a 31. Il numero di membri dei gradi da 30 a 21 è di 50. Da 21 a 10 il numero è di 10. I gradi da 9 a 1 ogni grado può essere occupato da una persona sola alla volta. Tali membri costituiscono il Consiglio. Il membro 0 è, di fatto, il capo della Setta. Una volta ogni anno terrestre, il consiglio elegge un nuovo 0, tra i membri del consiglio. Il precedente 0 assume il grado vacante all'interno del consiglio. vacante all'interno del C Quando un membro del Consiglio muore, i gradi precedenti vengono avanzati automaticamente, e lo 0 sceglie quale membro di grado 10 elevare a 9."
"Sembra complicato"
"Non troppo. Più che altro garantisce che siano solo i membri... adatti... a ricoprire cariche di potere..."
"Adatti?"
"Generalmente si tratta di uomini di potere e criminali sotto falso nome. Non so molto a riguardo, ma la Setta protegge traffici di natura poco chiara..."
"Capisco... E sa dove si trova la loro sede principale?"
"Viene tenuto segreto... Ma secondo voci attendibili si trova nel sistema di Vega. Su Cuthbert"


* Howard Alan Treesong: uno dei Principi Demoni, l'ultimo eliminato da Gersen. Con un piano terribilmente scaltro, tentava di dominare la Galassia, cercando di comandare, grazie ad una vertiginosa varietà di false identità e a capitali immensi, tutte le più grandi istituzioni umane. A partire da Istituto e CCPI.
 
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view post Posted on 7/8/2008, 12:23Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 10/12/2009, 23:28


Commento: ecco il 5° capitolo... personalmente nn mi piace molto, ma spero la pensiate diversamente... (crisi dello scrittore ON)

Serie: I Principi Demoni
Titolo Capitolo: #5
Rating: medio
Genere: fantascienza
Capitoli: 9 (in prosecuzione)

Capitolo V

Da "Manuale dei Pianeti", 303° edizione:

Cuthbert:
uno dei tre pianeti abitabili del sistema di Vega, assieme ad Aloysius e Boniface, ed è il sesto in ordine orbitale.
Costanti planetarie:
Diametro: 12700 chilometri
Massa: 0,87
Giorno medio: 26 ore, 32 minuti, 12,6 secondi, ecc...
Osservazioni generali:
Cuthbert è un pianeta umido e paludoso, con una bassa densità di aree abitabili. La ridotta inclinazione dell'asse sul piano dell'eclittica rende le fluttuazioni climatiche stagionali quasi trascurabili. La popolazione si concentra infatti presso le zone polari, dove la relativa rigidità del clima impedisce l'eccessiva proliferazione di animali pericolosi. Gli oceani occupano solamente il 45% circa della superficie totale del pianeta, ed assomigliano piuttosto a degli immensi laghi. La rimanente massa di terra costituisce un unico grande continente senza nome: il pianeta è suddiviso in stati, aventi prevalentemente confini politici, piuttosto che geografici. Sono presenti tre grandi stati nel Nord del pianeta (Sprang, Aegmar e Bogswamp), e due nel Sud (Southpond, e Fenburg). Tali regioni sono divise in province, ognuna amministrata da un Governatore, nominato direttamente dal Presidente dello Stato stesso. Un Presidente viene eletto circa una volta ogni anno (terrestre) tramite elezioni popolari, a suffragio universale. Il resto del pianeta è considerato "terra di nessuno" e ben pochi osano avventurarvisi.
La fauna di Cuthbert è costituita prevalentemente da insetti e invertebrati. Ciò è dovuto, come specificato sopra, dalla natura prevalentemente paludosa del pianeta, condizione ideale per sviluppo di questi animali. E' proprio tale caratteristica che ha garantito al pianeta il nome "Paradiso degli Entomologi".
Le specie letali sono numerose: tra queste ricordiamo la temuta zanzare della Palude di Aymer (Punctum Aymeris), che, se in grandi gruppi, può dissanguare a morte la propria vittima, e la Vespa degli Stagni (Aculeus Stagnorum), dal temuto morso paralizzante.

A circa settecentomila chilometri dal pianeta, Gersen si mise in contatto che la fortezza orbitale di Cuthbert, come specificato sul Pilota e Avvisatore Spaziale, e fece richiesta di atterraggio. Come da procedura, alcuni ufficiali salirono sulla sua nave e fecero una breve ispezione, dopodiché lo autorizzarono all'atterraggio sul pianeta.
Appena gli ufficiali furono andati, Kirth diresse la nave verso la città di Arcturus, nello stato di Southpond. Così gli era stato suggerito da Dwyddion. Si trovava nella parte in ombra del pianeta
Gli fu assegnato un hangar, e una volta a terra, poté tirare un sospiro di sollievo. Finora sembrava andare tutto bene.
Mentre usciva dallo spazioporto, si concesse alcuni secondi di ozio, ammirando il cielo. Si potevano vedere poche stelle, a causa dell'inquinamento luminoso cittadino, e Cuthbert non era dotato di satelliti naturali.
La città di Arcturus non era esattamente piacevole, dal punto di vista estetico, sacrificato in nome della funzionalità. La maggior parte degli edifici era costituita da piccoli grattacieli, solitamente di una ventina di piani, addossati l'uno all'altro come un muraglie ciclopiche. Il colore dominante era il grigio sbiadito, assieme al nero. Questi particolari, assieme alla limitata ampiezza delle strade, davano un cupo senso di oppressione, specialmente a chi si trovasse da solo. Come Gersen.
Il paesaggio era permeato da un senso di malinconica staticità, complice il freddo pungente.
Così, con le mani in tasca, Gersen si avventurò attraverso l'ambiente urbano in cerca di un alloggio.
Lo trovò all'Albergo Cosmico, che occupava un edificio intero. Non era una sistemazione di lusso, ma Kirth non aveva intenzione di continuare a camminare per le strette e fredde strade della città. Così aveva scelto il primo posto che aveva trovato.
Prese una camera piccola, e si presentò come Henry Lucas, inviato speciale del giornale Extant.
Non sembrò destare sospetti.

Il luogo di riunione dei principali membri della Setta dell'Entropia doveva essere nelle vicinanze, stando a quanto aveva detto Dwyddion.
Secondo i dati in possesso al Triuno, molti dei membri del Consiglio si riunivano, ad intervalli più o meno regolari, presso una città vicina, Grisco.
Dato ciò, il posto avrebbe dovuto essere nelle vicinanze, difficilmente avrebbe potuto essere in zone disabitate del pianeta.
Nella sua stanza, Gersen esaminava la lista, compilata da Dwyddion, dei membri di grado maggiore della Setta, con relativo impiego degli stessi:

0: sconosciuto
1: Oberon Welle: un carismatico leader, appariva spesso ad incitare folle di fedeli alla propria causa. Il suo passato è oscuro. Potrebbe essere, di fatto, semplicemente un "manichino"
2: sconosciuto
3: Blaise Ammon: agisce nell'ombra, e la sua appartenenza alla Setta non è di dominio pubblico. Sembra essere uno dei maggiori azionisti della società Jarnell
4: Hazel Harris: ufficialmente amante di molti personaggi politici molto "in vista", spesso successivamente uccisi, questa donna sembra occupare un posto di alto rango nei Servizi Segreti Terrestri
5: Morgan Beavergard: sotto questo falso nome dovrebbe celarsi un noto pirata spaziale, probaabilmente Herbert Waugh, uno schiavista molto attivo in tempi recenti, anche nell'Oikumene
6: Thisbe Butler: il passato di costei sembra senza macchia. Probabilmente si tratta di una persona che crede sinceramente in quanto affermato dalla Setta
7: sconosciuto
8: Celia De Vex: questa donna appare talvolta in pubblico e tiene comizi a favore della Setta. Di fatto potrebbe rappresentare molte grossi trust economici, e molto probabilmente svolge un qualche incarico mirato a proteggere i loro interessi
9: Aleck Crashaw: un tempo scienziato, senza particolari meriti, ricercatore in campo biologico e fisico, si occupa di elaborare complessi discorsi pseudo-scientifici totalmente infondati, atti a confondere le persone, e convertirle alla propria causa

Di questi, solamente i numeri 1, 3, 4, 8 e 9 sembravano essere presenti su Cuthbert, sempre secondo le informazioni di Dwyddion. Ovviamente, la posizione dei numeri 0, 2 e 7 era sconosciuta.
Seppur fosse notte, Gersen aveva ancora bisogno di adattarsi al giorno locale, perciò era ancora completamente sveglio.
Ottimo.
Prese i vestiti che aveva portato per l'occasione. Osservò per qualche secondo la giacca, i pantaloni e i guanti grigi e imbottiti che aveva portato, dello stesso tipo che veniva indossato solitamente dagli impiegati sul pianeta.
Con un sospiro e aria rassegnata, indossò il tutto. Quel dannato posto si rivelava sempre più triste e opprimente.
Memore del freddo esterno, decise di indossare anche una sciarpa, ovviamente grigia, ed uscì dall'albergo. Di nuovo in strada.
Il vento, incuneandosi tra i palazzi, emetteva un suono lugubre, quasi un soffio sovrannaturale.
Kirth, intanto, doveva trovare un luogo, possibilmente riscaldato, dove cercare informazioni.
Decise, per il momento, di provare in una taverna, o qualcosa di simile. Vagando qualche minuto a casaccio, scorse da lontano una insegna al neon rosa, mal funzionante, che recava la scritta "Osteria della Falena Notturna".
Cercando di avere una faccia più anonima e indifferente possibile, entrò.
L'interno non era gradevole. Pareti in cemento, macchiate dal fumo di chissà quanti anni, sedie e tavoli in legno scuro, di poco pregio, e una lunga fila di bottiglie colorate e, a volte, polverose dietro il bancone, anch'esso in legno. L'unica fonte di luce erano un paio di vecchie lampade ad incandescenza che penzolavano sopra il bancone, ed erano insufficienti per illuminare anche soltanto mezzo locale. Il tutto era condito da un odore acre di vino vecchio, e dalla lieve coltre di fumo prodotta dai clienti.
Alcune teste si voltarono verso Gersen, quando entrò, per poi girarsi nuovamente, totalmente disinteressate.
Il cliente tipo dell'osteria era come cercava di apparire lui, tristi uomini in abiti grigi o neri, che giocava a carte o chiacchierava sottovoce senza entusiasmo, fumando copiosamente.
Senza guardarsi intorno, si diresse verso l'oste, un uomo alto e magro, calvo e dall'aria efficiente e riservata. Senza dire una parola, si sedette ad uno sgabello al bancone, il viso rivolto a terra. Alzò lo sguardo, per vedere l'oste che lo osservava pigramente, in muta attesa.
"Prendo una birra... scura" mormorò Gersen, con studiata drammaticità
Senza una parola, l'oste ne versò un boccale, che appoggiò davanti al cliente. Prudentemente Gersen la assaggiò. Aveva un sapore acido, e l'odore sapeva di vecchio. Tuttavia, con sforzo estremo, non cambiò espressione, mentre ne prendeva una grossa sorsata.
L'oste, intanto, taceva.
Maledicendo mentalmente ancora una volta la Setta dell'Entropia, Gersen trangugiò la birra di un fiato.
"Sono arrivato in città da poco, sa?" tentò di iniziare una discussione.
L'oste taceva.
Senza scomporsi, Kirth continuò:
"Beh, questo posto mi è proprio sconosciuto. Non ne conosco niente. Per esempio, ho sentito dire che qui è molto diffuso il Credo della Setta dell'Entropia... Lei sa nulla a riguardo? Mi incuriosiscono questi argomenti"
L'oste tacque.
"Non sa niente? Peccato... Sa, sono un giornalista, lavoro per Extant, e desideravo scrivere un articolo su di loro... Se magari sapesse fornirmi un indirizzo, una persona a cui poter fare domande..."
Un uomo seduto poco distante si avvicinò all'improvviso. Era alto e pallido, con i capelli biondi tagliati corti, vestito di grigio. Dalla voce sembrava un po' alticcio, per non dire ubriaco.
"Così lei è un giornalista?"
"Precisamente" rispose Gersen con cortesia
"E vuole scrivere qualcosa sulla Setta?"
"Proprio così"
"Bene... Glielo dico io cosa scrivere... Così finalmente la gente saprà cosa fanno, quei maledetti!"
"Perchè? Cosa fanno?"
"Loro... Beh, loro fanno... Non lo so di precisione cosa facciano... Ma sicuramente qualcosa di sporco!"
"Per esempio? Cosa glielo fa pensare?"
"Io lavoro... faccio consegne... E, qualche volta, ho dovuto consegnare delle strane apparecchiature alla villa di... di quel ciarlatano... Oberon Welle, credo si chiami. A lui, che dovrebbe detestare la tecnologia!"
Sembrava essere la pista giusta.
"Ed è sicuro di questo? Non potrebbe esser stato un omonimo?"
"Non si è presentato col suo vero nome... Ma l'ho riconosciuto... Era lui! Ne sono sicuro! Quelli lì tramano qualcosa"
"Avrebbe potuto essere un sosia..."
"Non lo era... Ne sono sicuro... E poi, tutti quei veicoli... Nascondono qualcosa... Stanno tramando" l'uomo stava cominciando a divagare
"Veicoli?"
"Ho consegnato la merce in una villa, vicino Grisco. Tre volte. E c'erano sempre dei mezzi parcheggiati all'interno. Come se vi fosse una riunione..."
Un altro uomo alzò la testa dal proprio boccale di birra, e disse a Gersen, dall'altra parte del locale
"Non creda a quello che dice il vecchio Hank. E' paranoico, e, soprattutto quando è ubriaco, straparla"
Gersen lo ignorò, e chiese ad Hank
"E in quali giorni della settimana ha effettuato le consegne?"
"Sempre nel sesto giorno"
Kirth provò a carpire altre notizie all'interlocutore, senza successo però. Dopo una mezz'ora, se ne andò con una scusa, lasciando una banconota da 5 UVS sul bancone.
"Tenga pure il resto. Buonasera" disse all'oste uscendo.
L'oste tacque.
 
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view post Posted on 18/8/2008, 20:08Quote
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Voglio dissezionarti...

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 10/12/2009, 23:28


Commento: capitolo 6... nessun commento... spero solo sia di vostro gradimento

Serie: I Principi Demoni
Titolo Capitolo: #6
Rating: medio
Genere: fantascienza
Capitoli: 9 (in prosecuzione) (sì, sto battendo la fiacca)

Capitolo VI

Da "La fauna dei mondi vegani", Volume V: Gli insetti di Cuthbert, di Rapunzel K. Funk:

Il Punctus Aymeris, conosciuto anche come "Zanzara della Palude di Aymer", è un particolare insetto, delle dimensioni medie di circa 4-5 centimetri. Il corpo è esile, quasi diafano. La testa ospita due occhi composti e le lunghe antenne, oltre all'apparato succhiatore nelle femmine. Immediatamente dietro la testa, si trovano due ali sottili.
Durante il giorno questo animale resta inattivo, nascosto sotto la pagina inferiore delle foglie della rigogliosa vegetazione equatoriale di Cuthbert, a meno che non venga disturbato in qualche modo. Si muove prevalentemente nelle ore notturne, vagando errabondo per le foreste del pianeta, talvolta riunito in sciami. Non è chiaro se questi insetti abbiano o meno una struttura sociale come le api e le vespe terrestri, o solamente istinti gregari. Gli sciami possono contare da poche centinaia a svariate migliaia di individui, e sono composti da sole femmine. I maschi sono generalmente solitari.
L'attacco da parte di queste creature è uno spettacolo impressionante. L'aria viene saturata dal ronzio degli animali, che, a causa dell'oscurità sono difficilmente visibili, e sembrano arrivare da tutte le direzioni.
E' risaputo presso la popolazione di Cuthbert che gli sciami più grandi siano in grado di dissanguare quasi completamente una o più persone in poco tempo, ed è questo uno dei vari motivi per cui le zone equatoriali del pianeta vengono solitamente evitate degli uomini.

L'uomo lo scrutò con sospetto, gli occhi ridotti a fessure
"Lei non è il solito corriere..."
"E' un problema?"
Un'ultima occhiata diffidente
"No, non credo. Ha portato tutto il materiale?"
"Ho ciò che mi è stato ordinato di consegnare"
"E' sufficiente"
L'uomo, un energumeno alto e grosso, con la testa rasata e dalla faccia non troppo sveglia, indossava una specie di divisa blu con scritto "Sicurezza". Non aveva molti scrupoli, e non sapeva molto della persona per cui lavorava. Per lui era sufficiente ricevere una paga decorosa, il resto era ininfluente.
"Allora dove scarico?"
"Lasci pure tutto qui, davanti al cancello"
Il corriere scaricò pigramente vari contenitori di plastica opaca, sotto lo sguardo attento e impaziente dell'addetto alla sicurezza. Sembrava non vedere l'ora che l'altro se ne andasse.
Una volta terminato il lavoro, il corriere salì molto lentamente sullo scassatissimo furgone a benzina, un mezzo ancora relativamente diffuso, nonostante gli enormi passi avanti nella tecnologia rispetto al ventesimo secolo, e rimase fermo al posto di guida, fischiettando innocentemente.
"Beh, ha finito il suo lavoro, no?" L'addetto alla sicurezza sembrava innervosito.
"Pare di sì" rispose l'altro con noncuranza
Sbadigliò rumorosamente, stirandosi la schiena.
"Ed è sempre qui?" Ora, da nervoso, sembrava quasi arrabbiato.
"Così pare" fu la candida risposta del corriere.
"Penso di aver capito..." sibilò tra i denti l'addetto alla sicurezza.
Cacciò violentemente una mano nella tasca dei pantaloni, e, dopo avervi rovistato per alcuni secondi, ne estrasse una moneta da 2 UVS, che lanciò con ira attraverso il finestrino aperto del furgone.
Il corriere l'acchiappò fulmineamente a pochi centimetri dalla propria faccia, e, dopo essersi accertato del valore della mancia, accese il motore, e disse, con aria di sufficienza:
"Speriamo mandino Hank la prossima volta..."
Poi partì senza preavviso, lasciando l'addetto della sicurezza a tossire in una nuvola di polvere.
Dopo aver gridato una serie di virtuosi improperi all'indirizzo del furgone e del suo guidatore, oramai lontani, l'uomo avvicinò il polso al mento, e, attivò il proprio comunicatore da polso:
"Qui Sicurezza A-1. Mandate una squadra di uomini all'ingresso. Ho qui delle consegne da portare dentro."

Gersen collegò gli ultimi cavi, e indossò le cuffie. Dopodiché accese l'apparecchio che aveva davanti a se. Sopra uno schermo si accesero alcune luci colorate, che formarono la parola "operativo", per poi spegnersi un paio di secondi dopo. Era tornato all'Albergo Cosmico, ad Arcturus.
Ridacchiò pensando all'ottima interpretazione del ruolo di corriere, svolto alcune ore prima. Forse non era stato prudente agire in quel modo, ma preferiva lavorare da solo. Un intermediario avrebbe potuto esser corrotto dai suoi stessi nemici. Così aveva consegnato personalmente la merce presso l'abitazione del signor Oberon Welle.
Regolò la frequenza dell'apparecchio, un ricevitore radio, e la regolò su quella emessa dal registratore che aveva nascosto in uno dei contenitori che aveva consegnato. Per il resto, i contenitori erano stati riempiti con parti di ricambio abbastanza comuni per apparecchi elettronici. Non avrebbe ingannato i diretti destinatari della merce, ma molto probabilmente gli intermediari non avrebbero sospettato nulla.
Sospirò e si concentrò sui rumori che giungevano all'apparecchio.
Per il momento nulla di intelligibile. A quanto sembrava, stavano ancora spostando i contenitori. Sentiva un suono di passi, probabilmente di varie persone, e lo sbatacchiare occasionale dei componenti elettronici contro le pareti dei contenitori.
Dopo alcuni minuti, i passi si fermarono. La merce venne appoggiata senza molti riguardi da qualche parte, e qualcuno se ne andò in fretta. Adesso era tutto silenzioso. Una voce maschile parlò:
"Questa è la merce di oggi, a quanto sembra. Come procede il suo lavoro?"
Il tono era freddo e severo, non tanto ostile quanto autoritario. Rispose una voce dal timbro medio, con tono di rispetto:
"Azzarderei una stima del 70% di ricerca svolto. Nel giro di ancora poche settimana potremo costruire il prototipo, e poi potrà iniziare a produrlo."
"Ottimo. Le garantisco una notevole ricompensa, al termine del lavoro. Di quanto è riuscito ad aumentare la potenza dei projac, rispetto ai modelli standard in dotazione all'Esercito Terrestre?"
"La gittata è aumentata del 25%, la potenza dei colpi del 130%. Con una sola scarica concentrata, una piccola arma portatile può perforare la corazza di un mezzo corazzato da una distanza considerevole. Purtroppo abbiamo rilevato alcune correnti energetiche di ritorno potenzialmente dannose per l'utente stesso. In ogni caso, in qualche settimana riusciremo a superare anche questo problema..."
"Correnti energetiche?"
"Esattamente. Nei casi più banali si manifestano come scariche elettriche che paralizzano la mao dell'utente, oppure causano il surriscaldamento dell'impugnatura dell'arma, rendendola inservibile..."
"E nei casi più gravi?"
"Esplosione dell'arma, con relativa perdita dell'arto utilizzato dall'utente per sparare... Ma come le ho detto, stiamo risolvendo..."
"Sarà meglio. - lo interruppe la prima voce, che Gersen aveva riconosciuto come quella di Oberon Welle in persona - Ma ora devo andare, come lei sa... Aggiornerò la riunione odierna con i dati che mi ha fornito. Sa dirmi quando Crashaw potrà tornare dallo stabilimento?"
"Dovrebbe lasciare lo stabilimento domani alle 13:00, ora locale. Viaggiando a bassa quota con la propria piattaforma volante, ad una velocità media di circa 150 chilometri l'ora, dovrebbe arrivare qua vicino per le 18:00."
"Gli dica che farà bene ad arrivare il prima possibile... 0 desidererebbe conferire con lui..."
"0? - il tono della voce del secondo uomo, che Gersen non riuscì ad identificare, divenne allarmato - L-lo riferirò. Forse arriverà anche prima di quanto previsto..."
"Gli converrà... Ultimamente 0 è piuttosto irritabile. Non sembra arrabbiato, direi più che altro... frustrato. Ma, qualunque sia il motivo, lo ignoro. Recentemente ha convocato persino 2. In ogni caso, faccia presenti queste cose a Crashaw..."
"Sicuramente"
"Benissimo. Le auguro buon lavoro..."
"La ringrazio. Arrivederla, signore"
Un suono di passi, passi lenti e sicuri, confermò il fatto che Welle se ne stesse andando. Contemporaneamente, dai suoni che riceveva, Gersen comprese che qualcuno, probabilmente lo scienziato che aveva parlato con Welle, stava aprendo i contenitori.
"Signor Welle?"
I passi si fermarono.
"Questi non sono i materiali che ho ordinato..."
"Che cosa?"
"Non capisco - lo scienziato era molto confuso - questi sono solo banali pezzi di ricambio di cui non saprei cosa fare..."
Seguirono alcuni istanti di silenzio. Probabilmente i due stavano riflettendo.
"E' sicuro che siano solamente parti di ricambio? Non ha trovato niente di strano?"
"Non ho guardato tutti i contenitori, ma per ora no... E' sempre la stessa roba inutile..."
Welle, con una improvvisa intuizione, ordinò allo scienziato, con un tono che non ammetteva repliche:
"Si sposti da lì! Immediatamente!"
Era il momento giusto. Gersen premette un altro pulsante del ricevitore radio. Sopra lo schermo apparve la scritta "armato", poi si spense.
Kirth si tolse le cuffie, e si rilassò. Entro pochi secondi, un detonatore avrebbe fatto saltare in aria il suo apparecchio di registrazione, disintegrandolo completamente. L'esplosione sarebbe stata notevole, molto rumorosa. Ma nessuno sarebbe rimasto ucciso. Forse lo scienziato ne sarebbe uscito ustionato, ma vivo. E avrebbero pensato ad un attentato, piuttosto che a dello spionaggio. E non avrebbero sospettato che qualcuno si stesse avvicinando a 0, e che stesse raccogliendo informazioni riguardo i loro piani segreti.
Gersen spense l'apparecchio, e con questi pensieri si sdraiò sul duro letto della sua stanza. Finalmente riuscì a riposare serenamente per la prima volta dopo tanto tempo.
 
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5 replies since 9/7/2008, 12:09
 

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